Die Antwoord, that’s next level shit.

c
giugno 20th, 2012 by Corallina Elle


La prima cosa che c’è da sapere sui Die Antwoord probabilmente la sapete già: sono arrivati dal Sud Africa, come i peggiori venti caldi, ed hanno reso main-stream il concetto (oscuro) di Zef(“that’s next level shit“), e cioè la contro-cultura degli Afrikaans, qualcosa sul filo del “poor but fancy” (sto citando Yo Landi). I Die Antwoord sono nati nel 2009 (a quell’anno è datata la loro prima performance live, al Ramfest), e non ci hanno messo molto a fare il botto; è iniziato tutto con una recensione su BoingBoing del loro primo album ($o$, autoprodotto), ed oggi- dopo aver firmato con la Interscope, aver fatto il loro debutto internazionale al Coachella Festival 2010, mandato a cagare la Interscope e conseguentemente creato la propria etichetta musicale, Zef Records, con la quale hanno rilasciato il secondo album, Ten$ion –  i Die Antwoord fanno sold-out in tutto il mondo, il che non è proprio roba di tutti i giorni, per un gruppo di Cape Town.

Sono stati persino invitati a prendere un cappuccino a casa di David Lynch (uno dei miei sogni nel cassetto, tipo)- ci sono andati, ovviamente, Ninja ha chiamato David “Dad”, e lui gli ha dato la sua benedizione.
La formula la definisce bene Ninja in una intervista, ”la nostra filosofia di base è: guida veloce e metti la musica altissima. Rap, rave, zef, macchine per il fumo, grafica in 3D, e noi, che siamo l’ultimo stile, l’avanguardia. L’odore di un futuro che nasce qui, nel sole brutale e nei colori di un ghetto dimenticato da dio“- ed è innegabile, funziona. Una sorta di “hip-hop sperimentale“, da combattimento, con una forte matrice elettronica, insomma: “ideale tributo a quell’esatto momento degli anni novanta in cui hip hop e dance andavano a braccetto e sembravano poter essere in grado di conquistare un posto al sole – per musica davvero fresca e dinamica in grado di sorprendere ad ogni ascolto per cafonaggine e sfrontatezza“.
D’altro canto, non c’è dubbio che i Die Antwoord siano un progetto (magistralmente) costruito a tavolino, nato da una idea di Watkin Tudor Jones (diventato di conseguenza Ninja, dopo essere già stato noto con una lunga serie di nomi d’arte), già membro degli Original Evergreens, dei Max Normal, della Constructus Corporation ed infine dei MaxNormal.tv; proprio nell’ambito dei suoi due ultimi progetti, Watkin- che a Cape Town è conosciuto col nomignolo di Waddy- ha consolidato il proprio rapporto con Yolandi Visser (oggi Yo-Landi Vi$$er, Anri Du-Toit alla nascita- allora conosciuta come scrittrice) e Justin DeNobrega (oggi Dj Hi-Tek), con i quali ha creato Die Antwoord (che in Afrikaans vuol dire La Risposta). E già che c’era, con Yolandi ha anche messo su famiglia: nel 2005 è nata la loro figlia, Sixteen, che quest’anno è anche comparsa primo video realizzato dall’album Ten$ion (“I fink u freeky“, 2:44). Ed a quel punto, le cose dovevano proprio cambiare: Rapped for 20 years, never made a cent/ Borrowed money from my mom to pay the rent / Now how’m I gonna get out of this mess/ Yo- landi shows me two stripes on the fucking piss-test/ Broke-ass Ninja gonna be a daddy/ Little baby Ninja gonna need some nappies


Loro la spiegano così:  ”Gli altri album rap che abbiamo fatto erano un pò stupidi. Poi ci siamo immersi nel nostro zef interiore, abbiamo scoperto La Risposta e siamo saliti al livello successivo“. Un nuovo nome per Watkin (n.b non gli piace essere chiamato col suo nome di battesimo. Per niente) , un nuovo taglio di capelli per Yo Landi- che del resto era stufa di sentirsi chiamare Blondie o Britney per strada, e voleva qualcosa di più “velenoso”- ed è davvero cambiato tutto. Ninja e Yo Landi sono usciti dalle Cape Flats, il ghetto nero di Cape Town, e da lì hanno ereditato quel blasfemo potpourri di hip-hop, chintz house, rave music e DIY techno; Ninja e Yo Landi, due che più bianchi di così non si può, non possono essere contenuti nell’etichette di “white trash”. Perché in quel ghetto non ci hanno mai vissuto (in compenso Ninja ha vissuto nel ghetto di Alexandra, a Johannesburg, per sei mesi, passati a mangiare cavoli e sopratutto a fumare enormi bong- realizzati con una noce di cocco, due canne di bamboo ed una patata riempita d’erba), ma lo conoscono molto bene; e sopratutto perché, etichette politiche a parte (loro si dichiarano- prevedibilmente- assolutamente disinteressati a tale tipo di discorsi), l’appropriazione della cultura delle Flats, l’utilizzo di quel linguaggio multiforme, composto da decine di idiomi diversi, fanno dei Die Antwoord il simbolo più immediato del mash-up di culture che caratterizza la terra del Sudafrica. E Ninja, bianchissimo così com’è, si propone di essere il simbolo di tutte le anime del suo paese: gli inglesi, gli Afrikaans, i bianchi, i neri (“my inner fuckin’ coloured just wants to be discovered“).
A questo punto sarà anche chiaro che a questi ragazzi c’è sicuramente una cosa che non manca: sicurezza, perché loro ne hanno a pacchi. Ed adesso, magrolini e strafottenti così come sono*, sono venuti a conquistarsi il resto del mondo.
*l’epiteto di magrolino sicuramente non è adatto a Dj Hi-Tek, di cui fino a qui non ho parlato quasi per niente- non a caso, visto che è sicuramente il membro più defilato e meno chiacchierato del gruppo (tanto che alcuni hanno persino ipotizzato che si tratti in realtà di un personaggio fittizio più che di una persona vera in carne ed ossa). Di lui Ninja e Yo Landi dicono che vive con la nonna e passa le sue giornate chiuso in camera davanti al computer. 

Oltre a produrre “pop hard-core albums” (quanto gli piace essere ossimorici), i Die Antwoord hanno il pallino delle arti visive, ed infatti realizzano da sé i propri (inquietanti, geniali) video musicali, con la costante di Ninja alla regia e qualche collaborazione di alto livello, tipo il cortometraggio realizzato con Harmony Korine, Umshini Wam (e cioè: Bring my machine gun).  E nel frattempo stanno anche realizzando il loro (primo?) film- per usare le loro parole, “high-energy, totally next-level, rap-rave feature film“, insomma, “una roba paragonabile a District 9, ma con più rave e più rap“. La trama? Ninja complotta per organizzare un rave a casa sua, convincendo Yo Landi a rubare alla madre i soldi necessari per mettere insieme un sound system coatto, una macchina per il fumo, qualche strobo, una selezione di VHS da mandare nella chill out room, decorazioni, ed un sacco di roba da fumare- ed infatti tutto comincia ad andare orribilmente male perché Yo Landi si fuma troppi coconut-bong, sprofondando in una sorta di incubo erotico allucinato.


Completamente fuori di testa, ma con una direzione ben precisa, i Die Antwoord arrivano a Roma il 28 Giugno, ospiti del (ricco) cartellone estivo di Supersanto’s, summer camping a base di musica nato dalla collaborazione di Ausgang e Lanificio 159: “lo spazio più al fresco dalla calura romana“, promettono loro- ma c’è da scommetterci, quella sera in piazzale del Verano farà un caldo infernale…
Flame on, motherfuckers!